top of page

Genitori e figli: come costruire una relazione sana


"I vostri figli non sono figli vostri...

sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita. Nascono per mezzo di voi, ma non da voi. Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee. Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni. Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri. Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti. L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane. Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo"

(Kahlil Gibran)

Così il poeta e filosofo Gibran evoca la relazione genitori-figli nelle sue complesse sfaccettature e ci permette di vedere questo rapporto da diverse angolazioni.

Quando i figli vanno a vivere da soli e/o con un partner

“Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.

L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.

Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'ar-co che rimane saldo” (K. Gibran)

Nel momento in cui un figlio o una figlia crescono fanno delle scelte per la loro vita. Scelgono di studiare fuori, scelgono un posto di lavoro lontano da casa, scelgono di andare a vivere da soli: queste sono solo alcune delle scelte che i figli affrontano durante il loro processo di crescita e acquisizione di una propria autonomia.

Prima o poi, ognuno con i propri tempi e modi, i figli spiccano il volo come le frecce di cui parla Gibran ed è proprio in questa circostanza fondamentale che anche per i genitori arriva il momento di cambiare.

La sfida dei figli e la sfida dei genitori: obiettivo crescere!

La crescita e la maturazione da un punto di vista psicologico, affettivo e relazionale implica quindi due diverse sfide:

  • la sfida dei figli, che consiste nella costruzione della propria autonomia adulta;

  • la sfida dei genitori, che consiste nel trovare un nuovo equilibrio familiare dopo l’uscita dei figli dal “caro e rassicurante nido”.

La facilità o la difficoltà di riuscita di questo processo fisiologico di crescita è correlata alla diversa tipologia di famiglia in cui si sta verificando.

Ogni famiglia di origine infatti si regge un equilibrio che fa capo a un modello familiare e relazionale che ne disegna le dinamiche interne.

Quanto più le dinamiche della famiglia d’origine sono regolate da modelli di famiglia patriarcale e rigida o da modelli di famiglia invischiata in cui i confini sono poco definiti, tanto più il processo di svincolo del figlio sarà difficoltoso e sarà vissuto (per motivi diversi) dai membri della famiglia d’origine, in maniera più o meno consapevole, come una minaccia al proprio equilibrio.

Per esempio se la presenza del figlio in casa permetteva l‘evitamento del conflitto tra i genitori, allora l’abbandono del tetto da parte del figlio può provocare uno squilibrio che l’intera famiglia non è in grado di fronteggiare. In questo caso incolpare l’indipendenza dai figli del fallimento della relazione è uno dei meccanismi patologici che la famiglia d’origine può mettere in atto.

Quando le dinamiche interne sono di questo tipo sia i singoli genitori (padre, madre) sia gli altri componenti del nucleo (fratelli, sorelle) vivranno il distacco del figlio che cresce e si autonomizza con maggiore disagio o con maggiore tranquillità in base alla loro personalità e alle loro personali difficoltà irrisolte rispetto al tema della separazione. Se nella storia di vita del genitore la separazione dal proprio nucleo è avvenuta con conseguenze emotive importanti, sarà più probabile che la separazione del figlio sia ora vissuta con un carico di dolore e di ansia particolarmente accentuati.

Ecco che allora, in questi casi, richieste di aiuto o di risoluzione di problemi o di collaborazione, etc. apparentemente “innocenti” verso il figlio o la figlia che si sta autonomizzando, rivelano in realtà un modo goffo e a volte inconsapevole con cui il genitore in questione cerca con tutte le sue forze di trattenere a sè il figlio/la figlia.

Tali dinamiche creano parecchi problemi sia nel nucleo d’origine sia nella vita del figlio o della figlia, a maggior ragione se quest’ultimo/a è in una coppia. Vediamo perchè e quali sono.

Perché tutto questo è problematico per la stessa famiglia d’origine?

Abbiamo accennato sopra che la sfida da cogliere per la famiglia d’origine è quella di trovare un equilibrio nuovo su cui reggersi. È chiaro dunque che questo nuovo equilibrio che deve sbocciare fa fatica a mettersi in piedi se i membri della famiglia di origine (tutti o qualcuno) compiono delle azioni per cui l’elemento che si sta separando continua ad essere tirato in ballo nelle questioni che competono quella famiglia.

Che vuol dire questo? Vuol dire semplicemente che un compito fondamentale dei genitori in questa fase è quello di imparare a distinguere tra il rapporto di affetto con il figlio che si separa e il rapporto materiale.

Il rapporto affettivo con la famiglia di origine non è messo in discussione e non è trasformato dalla distanza fisica del figlio.

Quello che invece subisce (e deve subire) un cambiamento è il rapporto materiale che comprende la vicinanza fisica, le richieste, le aspettative, le pretese, etc. cioè riguarda tutto quello che ha a che fare con il ruolo che il figlio/la figlia avevano nella famiglia di origine.

Quando un figlio/una figlia si separano, il ruolo che il figlio/la figlia avevano e che i genitori riconoscevano come giusto all’interno del nucleo, si modifica in relazione alla nuova vita del figlio/figlia e in relazione alle proprie nuove esigenze di crescita.

È per questo che quando i membri della famiglia d’origine continuano a dare al figlio/alla figlia lo stesso ruolo e cioè a chiedergli le stesse cose che fino a quel momento gli hanno sempre chiesto, di fatto stanno ostacolando la sua scelta di autonomizzarsi in quanto questo atteggiamento nega al figlio/alla figlia la possibilità di sentirsi emotivamente riconosciuto/a come adulto/a.

Quali sono le possibili conseguenze di queste dinamiche se rimangono al di sotto della consapevolezza (e quindi se i genitori non ne divengono consapevoli)?

Per il figlio/la figlia che si sta autonomizzando:

  • scarsa autostima;

  • insicurezza nelle scelte;

  • senso di inadeguatezza e di colpa;

  • senso di fallimento;

  • sensazione di essere in-visibili agli occhi della propria famiglia;

  • difficoltà e esprimere sentimenti quali la tristezza e la rabbia (per paura di ferire i genitori);

  • paura che se non si asseconda il genitore nelle sue richieste questo possa ammalarsi o soffrire (assumendosi quindi indebitamente la responsabilità degli stati d’animo altrui);

  • paura del rifiuto da parte dei genitori;

  • paura di non essere capito dai genitori;

  • paura di essere giudicato un cattivo figlio o un figlio irriconoscente;

Per la famiglia d’origine:

  • paura che il figlio la abbandoni;

  • paura che il figlio non si ricordi dei genitori quando saranno anziani e avranno bisogno di lui;

  • sensazione del nido vuoto (la casa non è più la stessa senza il figlio/la figlia);

  • trovarsi faccia a faccia con la propria coppia e scoprirla diversa;

  • fare i conti con i limiti imposti dall’età e dai cambiamenti che comporta;

  • paura del confronto con sè stessi e con le proprie capacità;

  • difficoltà a reggere il dolore e la tristezza.

Quando i figli escono di casa è arrivato il momento di affrontare una nuova fase della vita che comporta il riconoscersi genitori di figli adulti, in una casa più silenziosa, con i suoi nuovi bisogni ed è allora che può fare capolino la sensazione di sentirsi meno utili, la sensazione che sia ora di fare i conti anche con i limiti e le difficoltà imposte dall’età, che possono rendere difficoltoso il percepirsi pienamente nel rinnovato ruolo di moglie e marito.

Quando i figli spiccano il volo dal nido domestico, è il momento storico di bilanci emozionali e coniugali e, se la coppia non ha strutturato nel tempo fondamenta proprie solide e stabili, ci saranno sicuramente dei problemi.

Per questo prendersi costantemente cura della coppia e di sé stessi diventa fondamentale per creare una base che sostenga e faciliti l’attraversamento dello svincolo del figlio/della figlia, anzichè ostacolarlo silenziosamente.

Post in evidenza
Post recenti
Archivio
Cerca per tag
Non ci sono ancora tag.
bottom of page